martedì 27 gennaio 2015

27 gennaio 2015 - Mi sento stringere l'anima

Qui vivono per sempre gli occhi

Che furono chiusi alla luce

Perché tutti li avessero aperti

Per sempre alla luce

                                    G. Ungaretti Per i morti della Resistenza


     L’Archivio di Stato è il luogo in cui si conservano le fonti, ossia i documenti storici, originali e autentici, sulla cui base si può ricostruire la storia.

        I documenti non sono pezzi di carta, ma testimonianze vive di ciò che è accaduto.

        La Grande Storia è fatta delle tante piccole storie di persone che, come vittime o come carnefici, sono state protagoniste degli avvenimenti.

        Dopo l’8 settembre 1943 la comunità ebraica di Roma sa di avere i giorni contati.

            Alla  Passeggiata di Ripetta abita la famiglia Levi.

      Consapevole del pericolo, il padre Raffaele, una settimana prima del rastrellamento del Ghetto, decide di portare via la sua famiglia e di nasconderla sotto falso nome a Olevano Romano. 

    Il figlio Giulio, poco più che ventenne recalcitra: è giovane ed è pazzamente innamorato di Tosca Cioni, una ragazza un po’ più grande di lui, già sposata e separata dal marito e madre di una bambina. Alla vigilia della partenza Giulio non riesce a dormire e scrive: 

                                                                                                  9/X/43 ore 2 notte

         Cara Tosca,

         ho tanti di quei nervi che non ne hai un’idea. Alla fine mi sono piegato. Non mi posso ancora rassegnare all’idea di andarmene. Ma qui a Roma non posso trovare altro posto e qui non posso rimanere. Quello che ha detto Lidua è giusto e non posso compromettere papà. D’altra parte papà dal suo punto di vista ha ragione perché che Olevano è più sicuro lo sanno anche i bambini di due anni. Quello che papà non capisce mai è che io laggiù, nonostante la compagnia soffrirò moltissimo. Vedi, mi dirai che sono gnocco, ma lasciare Roma in questo momento mi pare una viltà, come se lasciassi la mia casa e la mia famiglia in pericolo. Se faranno qualcosa a Roma per me è come se la facessero a qualcosa di mio senza del quale non sarei completo. Cerca di capirmi e non ridere. E poi, ragione più importante, non ti vedrò e starò tutto il giorno a pensare a te. Anzi ora non ci voglio pensare. Ed anche tu devi fare altrettanto. Facciamo questa ennesima prova. Ma tanto è inutile; sono convinto che fa la fine delle precedenti. Starò tutto il giorno a pensare che non devo pensarti e così ti penso più di prima. Poi quando ti rivedo … è inutile ti voglio troppo bene. Mi dispiace doverti salutare per lettera e non come vorrei io … Pensami anzi non mi pensare.

         un due tre dieci mille … tanti baci                                                              
                                                                                                     Giulio


         Giulio non resta a lungo lontano da Roma e da Tosca. Rientra a Roma e sotto il falso nome di Edmondo Carletti, la notte si nasconde in casa dell’amico Lelli, sull’altra riva del Tevere, nel quartiere Prati.

         In casa dei Levi alla Passeggiata di Ripetta, è alloggiata una famiglia di sfollati. Amleto Incoccia con la moglie Lidua e la giovane Tosca ospite della sorella e del cognato.

         Giulio di giorno frequenta la sua casa dove conserva i suoi documenti e tutte le sue cose. Tosca è una ragazza vivace e la casa è frequentata anche da diversi altri amici.

         Trascorrono così alcuni mesi, ma il 15 febbraio una vile lettera anonima indirizzata rivela alla polizia la falsa identità di Giulio e il suo nascondiglio:


        Illustre Siggnor Questore della città aperta di Roma, In casa di Lelli e precisamente in Via Filippo Corridoni N. 19-2, scala F si è rifugiato l’EBREO GIULIO LEVI di Raffaele abitante in Via Passeggiata Ripetta N. 16-8, dove ancora attualmente tiene la casa a sua disposizione (…) L’EBREO GIULIO LEVI però si fa chiamare con il nome di EDMONDO CARLETTI fu Desiderato di Rocchi Agostina nato il 19 aprile 1921 a Olevano Romano Celibe Agricoltore Residenza via XXIV Maggio N. 73. Connoatti. Statura m. 1,75. Corporatura Normale Capelli Castani Occhi Castani Colorito Bruno rilasciata 14, Agosto 1942. Infatti questo Carletti ha la famiglia a Olevano Romano all’indirizzo segnato (…) da buono EBREO ha trovato modo di procurarsi (…) la carta d’identità e le carte Annonarie (…) è pure munito di un foglio di convalescenza della durata di mesi TRE (…)

         Giulio è sorpreso dalla polizia nel suo nascondiglio.

         E’ arrestato e condotto a Regina Coeli dove resta per 48 giorni e quindi è deportato in Germania dove muore il 15 ottobre 1944.

    Gulio, partito da Roma, il 3 aprile 1944 era arrivato nel campo di concentramento di Fossoli e sei giorni dopo aveva scritto a Tosca una lettera, sulla carta intestata del campo.

     La calligrafia è chiara e i caratteri non sono troppo piccoli come esplicitamente richiesto sul modulo. Giulio usa un linguaggio particolare, e descrive in modo molto strano il suo viaggio e la sua vita nel campo di concentramento.

      Grazie a questi accorgimenti la lettera “censurata” aveva superato l’esame ed era giunta a Tosca:

                                                                                                                                             
                                                                                                               9/4/44

          Cara Tosca,

         non so se hai saputo del mio trasferimento in questo campo. Ti scrissi da Regina Coelii ma la tua risposta non mi è arrivata. In ogni modo tua sorella mi ha dato tue notizie. Se hai ricevuto la mia saprai le mie peripezie di 45 giorni di carcere. Sono partito da Roma il 3 sera ed ho fatto un magnifico viaggio in torpedone attraverso la magnifica campagna toscana che mi appariva attraverso il finestrino come un susseguirsi di stupendi quadretti. Mi sai spiegare come mai, mentre la campagna è così curata, i paesi sono tanto mal tenuti? La notte del 4 l’ho passata in carcere a Firenze e il giorno dopo sono arrivato qui. Finalmente ho potuto respirare un po’ d’aria libera. Credo che qui si sta molto meglio che in prigione. Si lavora ed il tempo passa presto e senza troppi pensieri. Il vitto è buono e a parte quello che ci danno si può comprare parecchia roba. L’unica cosa che mi manca è la biancheria, le scarpe ed un vestito più adatto e comodo di questo. Ma ho mandato a chiedere a miei amici a Roma e spero riusciranno a farmelo pervenire. Mi faresti un gran piacere se mi scrivessi e subito perché non so quanto tempo mi trattengo qui. Io pure ti scriverò spesso perché qui lo scrivere ed il ricevere posta è una consolazione. Scusa lo stile poco brillante ma in tutto questo tempo ho perduto un po’ del mio brio. La prossima lettera spero sia migliore. Auguri a tutti per la Pasqua. Baci a Giuliana

                                                                          tuo Giulio

      Venti giorni dopo Giulio è ancora a Fossoli, ma sa che la partenza per laGermania è imminente e scrive un’ultima lettera a Tosca. Questa volta però probabilmente lo fa di nascosto e non usa la carta intestata e neppure la penna stilografica. Usa un foglio strappato da un quaderno e una matita e, per evitare che Tosca possa passare dei guai a causa della lettera, egli finge di essere un’amica e le comunica la sua situazione e i suoi timori usando un codice che fra loro è particolarmente chiaro.

                                                                                                                                                                                                                                        3/5/44  

          Mia cara amica,

         ho ricevuto le tue due lettere. Sono arrivate tardi ma molto gradite. Mi è dispiaciuto sapere che seguiti a passare guai e che la vita è difficile anche costì. Ma bisogna avere pazienza. Ti lamenti perché io scrivo raramente ma credimi, mi è molto difficile avendo il tempo contato. Tuttavia cercherò di scriverti al più presto possibile. Qui la mia vita in questo piccolo paesetto è sempre uguale e monotona ma spero abbia fine presto. Infatti pare che mio marito abbia intenzione di trasferirsi e vorrebbe portarmi con sé mentre io avrei fatto proponimento di seguire tutto un altro itinerario. Cerco assolutamente di convincerlo ma finora invano. Speriamo che riesca a spuntarla. In ogni caso ti farò sapere dove andrò.

         Scusami se seguito con la matita ma non ho più inchiostro e non mi va di andare a comprarlo. Fino a che punto sono diventata pigra!?!

         Ho appreso dall’ultima tua che hai avuto notizie di Mario, ma non ho ben capito il tono con cui me lo hai detto. In quanto al fatto di Memmo non essere troppo puntigliosa. Non ne vale la pena. Se tu avessi passato tutto ciò che ho passato io e avessi visto la metà di quello che ho veduto, il resto perderebbe molta della sua importanza, vedresti la vita sotto un altro aspetto e proveresti un grande desiderio di essere in pace con tutti per godere un poco di tranquillità. Ma quando si ha un marito come il mio non si può conoscere né pace né tranquillità. Speriamo venga presto la separazione. Ma le pratiche sono lunghe e difficili e non ho nemmeno denaro del mio per potere semplificare. Mi hanno fatto piacere le notizie della piccola Giuliana. Di Fernando avete più saputo nulla? Ho scritto parecchie volte a sua sorella ma finora non ho mai ricevuto alcuna risposta. Ora chiudo questa mia perché ho un mucchio di cose da fare. Cercherò di esaudire il tuo desiderio e di scriverti presto. Salutami i tuoi.

         Ti abbraccia la tua amica

                                                                     Giulia

         E dopo … di Giulio … più niente...

       Il padre di Giulio, Raffaele, rientrato a Roma dopo il 4 giugno 1944, lo cercò e, non trovandolo, denunciò la sua scomparsa alla Questura.

        Le indagini indussero a ritenere che la missiva fosse stata composta con la macchina da scrivere tipo “Corona” posseduta dalla famiglia Incoccia che durante l'occupazione era stata sfollata nell'appartamento della famiglia Levi a Ripetta.

        Il padre di Giulio sporse denuncia contro Tosca, che egli accusò di aver scritto la lettera anonima in preda alla gelosia nei confronti della precedente fidanzata di Giulio.

       Tosca fu processata per collaborazionismo e per dimostrare la propria innocenza consegnò al Tribunale le lettere che Giulio le aveva scritto durante il loro amore e che lei aveva conservato. Il 25 maggio 1946 Tosca fu assolta per insufficienza di prove.

Se questo è un uomo


Voi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un si o per un no.

Considerate se questa è una donna,

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d'inverno.

Meditate che questo è stato:

vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi, alzandovi.

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

                                                     i vostri nati torcano il viso da voi.

                                                                                  Primo Levi, Se questo è un uomo


     Ricordiamo con Giulio Levi anche quanti hanno combattuto nella Resistenza e che, come Edmondo Fondi, hanno pagato con la vita il proprio coraggio e la propria dedizione alla difesa dei diritti inviolabili dell’umanità, presentando, per la prima volta, un breve trailer del concerto “Mi sento stringere l'anima” offerto da Francesca Ferri, Mariella Gaeta Pantusa, Patrizia Rotonda e Lucia Staccone in occasione dell’evento “Ereditare la memoria. 4 giugno 1944: Roma libera!” organizzato dal 4 al 6 giugno 2014 per celebrare il 70° anniversario della Liberazione di Roma:


























venerdì 16 gennaio 2015

Libertà di stampa e satira: una conquista del XIX secolo

Nello Stato pontificio, delle cui istituzioni l'Archivio di Stato di Roma conserva un cospicuo numero di archivi, la libertà di stampa non fu mai raggiunta, neppure nei primi tre anni del pontificato di papa Pio IX, quando furono emanate nuove "Disposizioni sulla revisione delle opere da pubblicarsi colla stampa" (15 marzo 1847). 
Secondo quelle disposizioni per la pubblicazione di un libro bisognava ottenere prima il nihil obstat e per la pubblicazione di ogni numero di un periodico il publicetur  da parte del Consiglio di censura. 
Lo Stato pontificio fu fino alla fine uno Stato teocratico in cui la distinzione tra diritto civile e diritto canonico non fu mai attuata fino in fondo.
Il delitto di lesa maestà, punito con la pena di morte, comprendeva delitti contro la maestà divina – per esempio erano tali l'apostasia, la blasfemia e la sodomia – e i delitti contro il sovrano – per esempio il complotto, l'attentato, ma anche la falsificazione della moneta.
Per la libertà di stampa e soprattutto la libertà di satira si dovette attendere il 1848 e soprattutto l'avvento della Repubblica romana il 9 febbraio del 1849. 
Fu allora che per la prima volta anche a Roma incominciarono ad essere stampati molti giornali e soprattutto quelli satirici in cui il papa, i preti  e i sovrani europei erano rappresentati con caricature graffianti.


     La didascalia di questa vignetta recita: 

 "Occupazione piacevole di una Repubblica italiana". 

    Sul cassetto del macinino nel quale vengono    triturati i sovrani, si legge: 

     "Polvere per guarire dalle morsicature idrofobe      dei papi".











Alla prima vignetta risponde dopo qualche tempo quest'altra.

Pio IX serve su un vassoio la Repubblica in pasto ai sovrani europei e la didascalia recita:

 "Lesti lesti Signiori Il Cuoco ha fatto la parte sua, ora fatte la vostra, se vi riesce".


La serie quasi completa del "Don Pirlone", gli altri giornali, insieme alla documentazione degli organi preposti alla censura e alla sorveglianza dell'ordine pubblico conservati nell'Archivio di Stato possono essere utilizzati per costruire un percorso educativo appassionante  sui temi dei diritti civili e della tolleranza che infiammano il dibattito politico e culturale a seguito dei tremendi fatti di sangue che stanno accadendo.